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Everyman

Il romanzo Everyman di Philip Roth, inizia dalla fine, da quella fine che tutto “schiaccia” con la sua “straziante” normalità: la morte.

Partendo dalla morte dell’anonimo protagonista o meglio, dal suo funerale, l’Autore ne ricostruisce a ritroso la vita, riportandone con realistica crudezza gli errori, le ossessioni, le velleità, i timori e le illusioni, tratteggiando il profilo banale e mediocre di un uomo comune, contraltare del fratello maggiore Howie, tanto amato quanto diverso.

L’età che avanza, le patologie che saranno sempre più padrone della sua vita, i rimorsi e la meritata solitudine, gli faranno scoprire la verità.

Il libro, a mio avviso, decolla nelle ultime cinque pagine, per il resto rimane abbastanza rasoterra, manca di profondità, di quella complessità che dovrebbe caratterizzare un romando che tocca un tema così fondamentale. Eppure, per gran parte delle sue pagine, sembra fermasi alla superficie, alla piatta descrizione di fatti e misfatti senza nessun colpo d’ala, se si esclude qualche frase ad effetto.

Certamente un buon libro, ma non un capolavoro.

Scienza “fai da te”

E’ sempre la solita storia.

C’è sempre il solito genio incompreso che, solo contro tutti, si fa paladino degli ammalati (meglio se bambini) contro l’ottusità, le convenienze e la malafede della cosiddetta  medicina “ufficiale”.

Perché “genio”?, dirà qualcuno.  Di norma si scopre un farmaco o una nuova cura, dopo anni di ricerche in laboratorio e sperimentazioni cliniche.  La validità dei risultati di una ricerca non può essere stabilita dagli studiosi autori della presunta scoperta o dai suoi pazienti, ma solo dalla comunità scientifica nel suo complesso. Attraverso la pubblicazione delle ricerche su riviste specializzate, altri studiosi e altri laboratori scientifici, possono infatti controllare la validità dei risultati ottenuti, ripetendo gli esperimenti nei loro laboratori od organizzando sperimentazioni cliniche, a seconda della fase raggiunta dalle ricerche in questione. Solo se altri laboratori e altri scienziati dovessero confermare l’efficacia di un’ipotetica cura, solo allora si potrà pensare di aver scoperto davvero qualcosa ed escludere, con una ragionevole certezza, che si sia preso un abbaglio, magari sotto la spinta della propria ambizione o di altri fattori meno commendevoli.

E invece ognuno di questi scienziati* (Bonifacio e Di Bella, l’altro ieri e ieri, oggi Vannoni) sono stati capaci, senza il vaglio critico della comunità scientifica internazionale, di fare scoperte epocali, là dove hanno fallito decine e decine di laboratori, centinaia e migliaia di ricercatori.

Geni della scienza “fai da te”

*Forse, chiamarli “scienziati” è esagerato, ma non è questo il nocciolo della questione.

Una caratteristica della nostra mente è il bisogno di trovare spiegazioni. E’ un’esigenza che ha fatto e fa la fortuna di alcuni medici e dei ciarlatani in genere, e che chiarisce perché è tanto difficile distinguere tra semplice associazione e rapporto di causa ed effetto, tra coincidenza e causa. Quando si parla della medicina cosiddetta alternativa, sovente si fa appello al risultato e quindi, apparentemente, all’esperienza: al di là delle disquisizioni “teoriche”, al di là dei mille distinguo possibili e delle mille sottigliezze dei ragionamenti, quel che conta è che ora il paziente sta bene.

“Prima ero malato, ora sono guarito, dunque la cura funziona”

Si tratta della più importante causa di errore in medicina” (Follie e inganni della medicina, Skrabanech-McCormick)

I logici indicano questo errore con l’espressione latina “post hoc, ergo propter hoc: quando due fenomeni sono associati con una certa regolarità, sembra logico pensare che siano legati da un rapporto causale e invece – al contrario di quanto si potrebbe credere – proprio di un errore logico si tratta.

In un suo libro di qualche anno fa, Roberto Vacca si poneva retoricamente la domanda “Se due grandezze presentano un coefficiente di correlazione* molto vicino a 1, vuol dire, forse, che una è sicuramente causa dell’altra?” (Roberto Vacca, Anche tu matematico)

Tra il 1983 e il 1987, fu riscontrata una correlazione positiva pari a 0.87, tra i malati di Aids e il numero di personale computer importati, così come molto alta era la correlazione tra il numero di chiese in una città e il numero degli assassini commessi; addirittura in alcune zone è stato osservato che il numero delle nascite varia in modo direttamente proporzionale a quello delle cicogne.

Come si evince dagli esempi sopra riportati, è possibile riscontrare associazioni di ogni tipo, alcune anche divertenti, senza che queste implichino necessariamente alcuna relazione di causa ed effetto: non basta perciò una correlazione positiva per ritenere efficace una cura.

Per di più, sarà bene considerare che se la prudenza è consigliabile nei casi di associazioni frequenti con una correlazione elevata, a maggior ragione la stessa cautela si dovrebbe avere quando tali associazioni siano singole ed episodiche, frutto di osservazioni casuali.

In ogni caso, poi, “Anche una correlazione perfetta non giustifica la conclusione che esista un rapporto causale se quella correlazione dipende dal confronto di due tendenze temporali. […] Un’associazione, quando è plausibile da un punto di vista biologico, può solo suggerire un collegamento causale, ma la dimostrazione è ottenibile solo sperimentalmente ” (Follie e inganni della medicina, Skrabanech-McCormick)

***

*Quando una relazione tra due variabili è tale che a ciascun valore della prima variabile corrisponde con una certa regolarità un valore della seconda si dice che le due variabili sono correlate. I gradi di correlazione possono variare da -1 (quando sono correlate inversamente) a 1 (quando la correlazione è diretta).

Breve articolo, semplice e interessante, un altro lo trovate qui
Ne aggiungo altri: qui, dimostrazione della causalità 

Pensierino di Natale

E’ Natale e come spesso mi capita durante questo periodo, ho pensieri poco ortodossi.

E non è certo un pensare secondo retta ragione, ritenere che Gesù sia venuto per liberarci dalla schiavitù del peccato ma non dal peccato della schiavitù. Non ricordo, ma dev’esserci lo zampino di Satana, un passo dei vangeli che sia uno, che condanni esplicitamente la schiavitù. D’altra parte è Lui stesso ad avvertire il suo popolo: “Non crediate che io sia venuto ad abolire la Legge e i profeti: non sono venuto ad abolire, ma per completare. Finché dureranno il cielo e la terra non cadrà uno yota o un apice della Legge” (Matteo, 5, 17)

E dalla legge la schiavitù, infatti, non è affatto condannata, semmai “regolamentata”.

Del resto – come si evince dalle lettura di Esodo 20, 17 – il Dio di Gesù non vieta di possedere schiavi, ma solo di desiderare le “cose” altrui, fra le quali “cose” rientrano, appunto, gli schiavi (e le donne…) ma è in Levitico 25, 39-46 che l’Antico Testamento entra nei dettagli: “Se il tuo fratello che è presso di te cade in miseria e si vende a te, non farlo lavorare come schiavo; sia presso di te come un bracciante, come un inquilino. Ti servirà fino all’anno del giubileo; allora se ne andrà da te insieme con i suoi figli, tornerà nella sua famiglia e rientrerà nella proprietà dei suoi padri. Poiché essi sono miei servi, che io ho fatto uscire dal paese d’Egitto; non debbono essere venduti… Quanto allo schiavo e alla schiava, che avrai in proprietà, potrete prenderli dalle nazioni che vi circondano; da queste potrete comprare lo schiavo e la schiava. Potrete anche comprare i figli dagli stranieri, stabiliti presso di voi e tra le loro famiglie che sono presso di voi, tra i loro figli nati nel vostro paese; saranno vostra proprietà. Li potrete lasciare in eredità ai vostri figli dopo di voi, come loro proprietà; vi potrete servire sempre di loro come schiavi…”

E per Paolo, ubbidiente servo e apostolo del Dio incarnato detto Cristo, gli schiavi devono obbedire ai loro padroni ma i padroni sono tenuti, bontà sua, a trattare le loro proprietà con riguardo e carità cristiana:

Lettera agli Efesini 6, 5-9: Schiavi obbedite ai vostri padroni secondo la carne con timore e con tremore, con semplicità di spirito, come a Cristo, e non servendo per essere visti, come per piacere agli uomini, ma come servi di Cristo, compiendo la volontà di Dio di cuore, …Anche voi, padroni, comportatevi allo stesso modo verso di loro, mettendo da parte minacce, sapendo che per loro come per voi c’è un solo Signore nel cielo, e che non v’è preferenza di persone presso di lui.

Prima lettera a Timoteo 6, 1-2: “Quelli che si trovano sotto il giogo della schiavitù, trattino con ogni rispetto i loro padroni, perché non vengano bestemmiati il nome di Dio e la dottrina. Quelli poi che hanno padroni credenti, non manchino loro di riguardo perché sono fratelli, ma li servano ancora meglio, proprio perché sono credenti e amati coloro che ricevono i loro servizi.

Personalmente non mi sento di biasimarlo, in fondo né l’Antico Testamento né Gesù nel Nuovo condannano la schiavitù: perché avrebbe dovuto introdurre un’eresia del genere?

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Per scrivere il mio pensierino di Natale, ho consultato il prezioso libro di Walter Peruzzi “Cattolicesimo reale”, il cui autore è titolare del blog omonimo.

Bravo Francesco!

Bergoglio, alias Papa Francesco, ne ha detta un’altra giusta: “ogni famiglia abbia una casa”.

Come ci racconta IlSole24Ore, la chiesa cattolica ha un patrimonio immobiliare mondiale pari a 2.000 miliardi di euro, di cui 1.500 in Italia, mentre lo stato italiano ne ha 300. Caro Francesco, visto il nome che ti sei dato, visto che sei il Vicario di Cristo, vogliamo farlo lo sforzo di seguire il Vangelo?

 

 

Berlusconi & Montanelli

Questo video me lo sono perso, strepitosa la smentita in diretta Tv di Vittorio Feltri da parte di Indro Montanelli: chiarisce bene di quale pasta sia fatto Berlusconi e quale sia la credibilità del suo sedicente liberalismo.

Da tenere in archivio.

No Tav = delinquenti

Questa sera ho assistito alla puntata di Servizio Pubblico su La7 e, allibito, ho ascoltato una  confessione, in diretta televisiva, di un reato: un attivista No Tav ha spiegato che tutte le loro decisioni vengono prese discutendole in una assemblea, compresa quella di compiere degli atti di sabotaggio (sono state date alle fiamme macchine e attrezzature di imprese che lavorano per l’alta velocità).

Se fossi un magistrato manderei i carabinieri a prelevare l’eroico No Tav dagli studi della trasmissione di Santoro, per farci quattro chiacchiere: come fa a sapere chi sono e come procedono nel prendere le loro decisioni,  i delinquenti che intendono impedire la libertà d’impresa con atti para-mafiosi? Ha partecipato alle deliberazioni dei No Tav? Oppure ne ha avuto notizia da altri? e da chi allora? Conosce quindi, direttamente o indirettamente, i mandanti di tali atti criminali?

Che stato democratico è mai quello che non è in grado di far rispettare le decisioni dei governi e del parlamento e che consente a dei delinquenti di impedire la realizzazione di opere pubbliche, che si ritengono, a torto o a ragione, necessarie e utili? Se non vale il diritto ma la violenza dei delinquenti, allora per l’Italia davvero non c’è speranza.

Questo è un paese, ne sono sempre più convinto, in via di sottosviluppo.

 

Una vergogna infinita

Che la democrazia possa generare la tirannide è cosa sostenuta da un grande pensatore, certo non democratico, come il filosofo greco Platone, ma quei limiti che il filosofo invoca per evitare la degenerazione della democrazia, pur avendo una natura diversa, sono presenti nel pensiero liberale, da sempre.

Scrive infatti Von Hayek: “Il liberalismo esige che ogni potere – e quindi anche quello della maggioranza – sia sottoposto a limiti” (in Bedeschi “Storia del pensiero liberale”) e non è un caso che la Costituzione italiana all’art. 1 reciti: “La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nei limiti e nei modi della costituzione”

Non siamo alla tirannide, ma ai suoi prodromi, alla pretesa dell’impunità, di essere legibus solutus, in forza, non tanto di una maggioranza che non c’è, ma di un consenso popolare quantificato in milioni di voti. Questo è quanto sta avvenendo in Italia, lo spettacolo di un pregiudicato che ha all’attivo non solo una condanna per frode fiscale, ma anche la riconosciuta colpevolezza per corruzione in atti giudiziari, che usando l’argomento pretestuoso e demagogico dell’aumento dell’Iva, fa saltare il tavolo nella speranza di vincere le elezioni e di ricominciare a superare, oltre i limiti posti dai principi liberali, anche, e ancora più di prima,  quelli della decenza istituzionale.

Non c’è dubbio, quando e se il centrodestra dovesse vincere le elezioni, non Berlusconi, che probabilemente rimarrà ristretto agli arrresti domichiliari per un po’, ma qualcuno in sua vece e su suo ordine, provvederà, piegando per l’ennesima volta le istutuzioni italiane agli interessi personali del poco onorevole Silvio Berlusconi, a far legiferare il parlamento italiano conformemente alle nobili esigenze del padrone del Pdl.

O gli italiani riconquistano ora la propria dignità, o mai più.

Per ora, marketing.

La rivoluzione di Bergoglio, per ora è fatta soprattutto di parole e gesti simbolici, in sintesi trattasi di marketing.

La chiesa cattolica è stata coinvolta in scandali che vanno dalla pedofilia alla corruzione ed è così compromessa con il potere che per cambiare la sua appannata immagine, non poteva far meglio che eleggere un papa che viene dal sudamerica, per anni vicino ai poveri, che poi prende il nome, non a caso per la prima volta nella storia della chiesa cattolca, di Francesco.

Ma Francesco rinunciò alle sue ricchezze per farsi povero e frate, finché la chiesa cattolica non farà lo stesso, seguendo quello che sarebbe il suo testo sacro, il Vangelo, tutto si risolverà in una bella operazione di mercato, un bel maquillage, che usa un marchio prestigioso (Francesco) per farsi pubblicità.

Una domanda.

Il Presidente della Repubblica ha nominato (una prerogativa prevista dall’art. 59 della Costituzione) quattro senatori a Vita: Claudio Abbado, Elena Cattaneo, Renzo Piano, Carlo Rubbia.

Il Pdl insorge, sono tutti e quattro di sinistra! Il Presidente, evidentemente, ha voluto procurare all’eventuale e futuribile Letta-bis, quattro stampelle, e per far questo ha deciso di nominare personalità sì importanti e significative, ma non di destra. Stando ai giornali della famiglia Berlusconi, avrebbe potuto nominare, per esempio, Giovanni Reale e Dario Antiseri. Per la pitonessa, il miglior candidato possibile sarebbe stato Berlusconi, evidentemente per Daniela Santanchè, il condannato per frode fiscale Papi avrebbe “illustrato la Patria per altissimi meriti nel campo sociale, scientifico, artistico e letterario“, così come richiesto dal citato  art.59 della Costituzione italiana.

Ora, per quel che mi consta, Dario Antiseri non sarà di sinistra (non lo è, infatti) ma non può certo essere iscritto d’ufficio alla categoria dei berluscones, al contrario, durante le sue partecipazioni alla trasmissione di Giovanni Floris Ballarò, è sempre stato critico con il Pdl tanto da meritarsi spesso l’applauso del pubblico, in particolar modo quando criticava il populismo del Pdl; del resto, già in un’intervista del 19.04.2011, il professore, che è per l’appunto noto per il suo liberalismo, sottolineò il deficit di cultura liberale (e come dargli torto?) del centro-destra.

Non saprei dire, invece, come si posizioni politicamente il professore Giovanni Reale, che come il primo è un cattolico, ma non si è mai espresso, che io sappia, a favore del centro-destra nostrano. Se lo avesse fatto, la notizia non sarebbe certo rimasta nascosta. A quanto pare si è tenuto lontano dalla politica.

La domanda è questa: come mai il centro-destra non riesce a fare nomi di  candidati, credibili e autorevoli, che siano berlusconiani doc,  e invece è costretto a chiamare in causa personalità che gli sono, per cultura e formazione, evidentemente estranee?

Sarà forse per gli stessi motivi per cui non era berlusconiano Indro Montanelli (che lo conosceva bene) e non lo sono Marco Travaglio e  Di Pietro che di sinistra non sono mai stati?